UNA DOMANDA DAGLI OPERATORI DEL PAESAGGIO

Nel mondo il 2026 non sembra cominciare come avremmo voluto e certo non basta l’augurio di un normale buon proseguimento. Tutto sembra accelerare e il motto fatidico “se non ora, quando?” impone di darci da fare per affermare operativamente i valori comuni, quelli dichiarati mille volte e per i quali stiamo lavorando da decenni, ciascuno nel proprio settore.

Chi si occupa di Paesaggio, nel senso della Convenzione europea, sente da anni quanto sia critica la situazione generale della sua gestione, valorizzazione, e integrazione nelle politiche strategiche del territorio: prospettive promosse e procedure sancite dalle leggi, ma di fatto poco o nulla praticate.

Il Premio biennale del Consiglio d’Europa è l’unico episodio istituzionale a segnalare le eccellenze nelle attività gestionali o di valorizzazione, realizzate in autonomia sul territorio, che qualificano il Paesaggio.

In Italia il bando 2025 per la selezione della candidatura alla IX edizione del Premio ha raccolto oltre 80 partecipanti. E’ un risultato interessante anche perché, oltre alla quantità, si conta almeno una dozzina di partecipazioni di grande qualità che si aggiungono alle numerose iniziative strategiche eccellenti con cui dialogare, emerse dalle scorse selezioni e oggi impegnate nella gestione rinnovata dei loro progetti.

Quasi tutti i partecipanti sono ben motivati a raccontare la propria avventura (perché di avventure si tratta: per ogni progetto o programma dedicato al paesaggio sono da inventare le imprese organizzative, di sostenibilità economica già sul medio periodo, di accreditamento istituzionale di ogni progetto o programma dedicato al paesaggio) e ci tengono a mostrarla come esempio di una procedura innovativa ma ripetibile, modello di partecipazione e sostenibilità, conquistato con ingegno e fatica.

Negli scorsi mesi, per promuovere il Premio, abbiamo incontrato una decina di soggetti, perlopiù privati, qualificati negli scorsi bandi per il Premio. In tutti risulta molto forte l’esigenza non solo di avere luoghi di confronto, di elaborazione di strategie comuni e di linee di azione per acquisire visibilità e ruolo nei grandi progetti strategici sul territorio, ma anche di fornire formazione pratica e illustrare le proprie buone pratiche su temi come il contrasto al cambiamento climatico o all’abbandono della montagna, la valorizzazione dei beni comuni o dei patrimoni culturali trascurati, nei contesti di rigenerazione urbana.

Insomma si partecipa al Premio con entusiasmo, ma poi se ne lamenta il carattere saltuario e senza esiti pratici. Si sente la mancanza di iniziative pubbliche permanenti per dare spazio agli operatori che mostrano ogni giorno le potenzialità straordinarie dell’impegno proattivo sulle risorse paesaggistiche, senza trovare sinora riscontri pratici da parte delle istituzioni.

ATTUARE E FAR ATTUARE GLI IMPEGNI DEGLI STATI, DICHIARATI A MARGINE DELLE CONFERENZE

Dunque è ormai esplicita la richiesta di concretizzare un sistema di relazioni permanente tra gli operatori impegnati a realizzare la Convenzione europea, che ne rinforzi la voce e dia strumenti per affrontare la sostenibilità dei progetti di lunga lena che valorizzano gli aspetti socioculturali e identitari del territorio.

Sono obiettivi che corrispondono con esattezza a quanto gli Stati si impegnano a sostenere nelle dichiarazioni ufficiali, in questi 25 anni progressivamente messe a punto, negli incontri ufficiali periodici. In esse si dichiara di voler dare forza, senza per ora riuscirci, a un programma di azioni top-down che riesca a congiungersi con il disordinato e vivace attivismo locale, che a sua volta stenta a sviluppare un adeguato processo istituzionale bottom-up.
L’ultimo esempio è la Dichiarazione in occasione della celebrazione del 25° dalla promulgazione della Convenzione, in cui gli Stati del Consiglio d’Europa convenuti a Firenze il 25 ottobre 2025 hanno sottoscritto impegni articolati in 11 punti, molti dei quali collimano con i temi che interessano gli operatori sui territori, e che vogliamo porre alla base degli obiettivi della nuova rete qui promossa. 1

Tutti lavorano nel solco delle indicazioni della Convenzione, ma pochissimo di tali indicazioni viene applicato nelle azioni operative diffuse sul territorio. Un esempio eclatante si riscontra all’articolo 11 della Convenzione stessa, in cui il comma 4 recita : L’assegnazione del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa stimola i soggetti che lo ricevono a vigilare affinché i paesaggi interessati vengano salvaguardati, gestiti e/o pianificati in modo sostenibile. 2
Insomma ai selezionati si richiede di essere attivi per testimoniare i valori del Paesaggio, ma nessuna istituzione pubblica, a 25 anni di distanza, ha ancora individuato concreti strumenti per agevolare questo compito, che certo i soggetti attivi vorrebbero svolgere al meglio.
E’vero che il Consiglio d’Europa ha attivato L’Alliance du Prix du paysage , una vetrina in cui sono esposti i progetti candidati dai Paesi partecipanti nelle varie edizioni (ogni volta uno per Paese) , con la relazione che accompagnava la candidatura, senza aggiornamenti né interazioni. (https://www.coe.int/fr/web/landscape/landscape-award-alliance).
Ma, come si vede, è un servizio forse utile a mostrare l’attività del COE, ma certo non serve ai partecipanti a realizzare gli obiettivi sottoscritti dagli Stati o a prendersi cura del proprio paesaggio.

1 Nella Dichiarzione di Firenze 25 19 2025 si recita,
al punto 7: CONCORDIAMO di migliorare e promuovere ulteriormente le procedure di partecipazione del pubblico all’elaborazione delle politiche paesaggistiche, essenziali per favorire una buona governance, la co-creazione di conoscenze e servizi reattivi in grado di rispondere alle esigenze delle popolazioni locali, tenendo conto degli strumenti pertinenti del Consiglio d’Europa;
al punto 8, RICONOSCIAMO la necessità di
trovare soluzioni innovative per affrontare le attuali sfide ambientali, anche nei settori sociale, culturale ed economico, e riconosciamo l’importanza di integrare i paesaggi nelle politiche settoriali al fine di garantire coerenza e sostenere la pianificazione globale, la coesione territoriale e lo sviluppo sostenibile;
al punto 9 : CONCORDIAMO di
promuovere la gestione e la pianificazione sostenibile del paesaggio, attraverso piani e progetti multidisciplinari, attuati dalle autorità competenti in collaborazione con le collettività locali e le parti interessate, al fine di supportare una gestione integrata ed equilibrata dell’uso del suolo, la conservazione e il ripristino ambientale e il benessere della società. Ciò include la conservazione e l’integrazione dei paesaggi culturali, come espressioni distintive della convivenza storica tra uomo e natura, che sono un pilastro dell’identità comunitaria e parte essenziale del patrimonio culturale comune europeo;
al punto 10 INCORAGGIAMO
lo scambio delle buone pratiche sull’uso di soluzioni basate sulla natura per migliorare i paesaggi urbani, rurali, costieri e marini attraverso interventi sostenibili ed efficienti in termini di risorse, sviluppando al contempo misure di adattamento e mitigazione per affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

2 Il termine vigilare è una mediocre traduzione dei termini originali che sono in inglese ensure : garantire, assicurare (ad es, Cambridge Dic. We must ensure that tourism develops in harmony with the environment); in francese veiller : vegliare anche nel senso di prendersi cura.

UN’ASSOCIAZIONE DI ASSOCIAZIONI ED ENTI PER LA RETE DEI PAESAGGI ATTIVI

Vista la situazione e la domanda di integrazione di chi cerca di agire con gli obiettivi, l’impostazione e il metodo della Convenzione europea sopra richiamati, si propone a enti e a operatori del III settore, che operano nell’interesse pubblico, di associarsi per realizzare una RETE DEI PAESAGGI ATTIVI (REPA) che:

– agevoli la circolazione e la riflessione sulle loro stesse iniziative e le elabori come buone pratiche (operative, culturali, di crowfunding o amministrative) e materia di formazione accreditata;

– si offra come luogo di innesco, confronto e discussione permanente a partire dalle attività di valorizzazione che ciascun operatore sviluppa nel proprio contesto e dalla loro integrazione con le politiche e le strategie che Stato e Regioni perseguono, sempre in attuazione della Convenzione.

Lo strumento giuridico che sembra più adatto allo scopo è una associazione di secondo grado, ai sensi dell’art.41 del Codice del III settore, che raduni tra chi opera sul territorio osservando comunque i requisiti del Premio del Paesaggio. Soci della REPA saranno le associazioni e le fondazioni dele III settore, mentre gli enti pubblici aderiranno mediante protocolli specifici che non impegnano permanentemente. La RETE DEI PAESAGGI ATTIVI predispone servizi per confrontare, testare e rendere riproducibili le azioni sperimentali che nei migliori progetti per il paesaggio prendono forma, declinando operativamente le linee strategiche indicate nelle Dichiarazioni generali degli Stati a specifica della Convenzione europea.

Quindi la REPA si propone come laboratorio in cui confluiscono le varie esperienze locali per mettere a punto protocolli, modalità di interazione e formazione, riconoscimenti da parte della pianificazione e delle programmazioni regionali e statali per molti aspetti, tra i quali:
– la valorizzazione delle risorse caratterizzanti gli ambiti locali in particolare ove scarse o fragili;

– la sperimentazione di relazioni di integrazione tra soggetti operanti sul paesaggio in modo settoriale
– la definizione di requisiti paesaggistici che assegnino priorità nei progetti di utilizzo di fondi europei nei settori dell’agricoltura, della difesa del suolo, delle infrastrutture e delle risorse energetiche;
– la formazione sul campo di nuove leve di operatori, con esperienze dirette di buone pratiche, entro il paradigma dell’educazione permanente e delle proposte di scuola-lavoro riconosciute istituzionalmente; – la partecipazione a progetti strategici territoriali a rete, come siti seriali, reti ambientali e fruitive etc

UN COMITATO PROMOTORE PER PREDISPORRE ASPETTI FORMALI E DI CONTENUTO DELLA RETE

Date le dimensioni da raggiungere (almeno 100 soci) e la procedura da seguire secondo il Codice del III settore, ci diamo come obiettivo la sottoscrizione ufficiale della REPA entro la fine del 2026. Nell’immediato si può formare, in modo ancora non istituzionalizzato, un Comitato promotore, che costituisca un cantiere per gli aspetti formali e per i contenuti da far circolare e dibattere sin da subito.

Il Comitato promotore lavora senza costi per i propri aderenti, si prende collettivamente carico e si divide al proprio interno i compiti per l’avvio ufficiale della REPA, per predisporre almeno:
a. la formazione di un Advisory Board, confunzione anche di garante nei confronti dello Stato e del Consiglio d’Europa. All’A.B. iniziale andranno comunque invitati gli advisor e le università già coinvolte dal MIC nella gestione del Premio del Paesaggio,

  1. labozzadistatutoelealtreincombenzeperl’entratainfunzioneufficiale
  2. una valutazione dei costi di funzionamento e ipotesi sul reperimento delle risorse necessarie
  3. leformedipubblicizzazionedellaneonataassociazione(convegnofondativo,sitoesocial,…),
  4. unacampagnaperl’adesionedialtrisoci(inprimoluogoaltrisegnalatineibandidelPremio),
  5. le modalità degli accordi di mutuo servizio con enti (MIC, Regioni, UNCEM, ANCI, Uniscape,…)
  6. le modalità di sperimentazione dei servizi che si possono attivare nel 2026 (I, atlante con schede in autoaggiornamento delle attività; II, pubblicizzazione bandi regionali; III, esperimenti di formazione sul campo, tirocini, contributi a master specialistici, Scuola patrimonio etc.)
  7. la presentazione dell’iniziativa al MIC nel quadro della Giornata del Paesaggio del 17 3 2026 a Roma

2 risposte a “Per una Rete dei Paesaggi attivi – Bozza”

  1. Avatar sergio fortini
    sergio fortini

    Segnalo un refuso sull’anno (è scritto “2025” anziché “2026”) nella quarta riga del paragrafo GLI ATTI FONDATIVI DELLA RETE DEL PAESAGGIO ATTIVO.
    Propongo di aggiungere, alla lista di punti del paragrafo UNA RETE TRA ASSOCIAZIONI ED ENTI IMPEGNATI NEL PAESAGGIO ATTIVO un tema a mio parere sensibile – se non, in alcuni casi, discriminante – nei confronti delle buone pratiche sul paesaggio: quello relativo agli impianti fotovoltaici e agrivoltaici (oltre a quelli per biomasse/biogas). Dato il peso delle forze in campo, forse la proposta assomiglia più a una chimera, ma senza dubbio non possiamo ignorare gli effetti di una situazione in costante, preoccupante divenire. Il punto potrebbe avere un titolo del tipo “Formazione di un tavolo permanente con le istituzioni (ministero dell’ambiente?) per monitorare lo stato del paesaggio in relazione al sensibile incremento di impianti orientati alla produzione e allo stoccaggio di energia pulita e per formulare proposte operative con l’obiettivo di mitigarne o arrestarne l’impatto”.

  2. Avatar Pietrangelo Pettenò

    Condivido la bozza e gli obiettivi per conto del Centro Studi MedFort A.P.S.

Proposta di modifiche e integrazioni

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